Eddie Lang Jazz Festival

EDDIE LANG JAZZ FESTIVAL XXVII

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STORIA









EDDIE LANG JAZZ FESTIVAL

La leggenda si fa storia...




5° EDIZIONE 1995

La quinta edizione, una delle più corpose, si apre con un tributo a un importante protagonista del genere gospel, Willie Neal Johnson, che si esibisce con i New Gospel Keynotes e la bravissima Carolyn Traylor come ospite di tutto riguardo. Poi una serie di veri e propri giganti della scena mondiale: Mike Goodrick e il suo ex allievo Wolfgang Muthspiel; quindi Benny Golson, John Scofield (con Dave Kikoski al piano, Dennis Irwin al contrabbasso e un sensazionale Idris Muhammad alla batteria), il quintetto di Enrico Rava con due chitarristi (Roberto Cecchetto e Domenico Caliri), Giovanni Maier al contrabbasso e U.T. Gandhi alla batteria. Ospite, Richard Galliano.
Fra i giovani musicisti del dopo festival in piazza Sant’Angelo (con Stefano Sabatini, Dario Deidda, Amedeo Ariano e Gigi Cifarelli) si fa notare un sassofonista di straordinaria verve, Stefano Di Battista, che inciderà il suo primo disco (Volare) dopo due anni. Difficile, a questo punto, contestare al festival di Monteroduni il posto che gli spetta, fra gli appuntamenti più prestigiosi nel calendario internazionale.
4° EDIZIONE 1994

Si interrompe il concorso per giovani chitarristi, a causa delle incertezze sulla disponibilità del castello Pignatelli ancora sottoposto a restauri, ma la programmazione resta di primo piano. Si parte con Fontella Bass, poi Oliver Lake, Irio De Paula (in duo con Riccardo Ballerini al pianoforte), il trio di Jimmy Giuffre, Paul Bley e Steve Swallow, Kirk Lightsey (che sostituisce Dusko Goikovich annunciato sulle locandine).
Fra gli italiani, il trio del flautista Nicola Stilo, con Francesco Puglisi al basso e Manhu Roche alla batteria, e quello del chitarrista Rocco Zifarelli che torna al festival di Monteroduni dopo la vittoria nella prima edizione (1991) del concorso per giovani chitarristi. Con lui, Pippo Matino al basso e Pietro Iodice alla batteria.
Spicca il quartetto di Roberto Gatto, con Battista Lena alla chitarra e Enzo Pietropaoli al contrabbasso. Al clarinetto Gabriele Mirabassi, un giovane talento che non tradirà le attese, ma a quest’epoca è ancora lontano dalla sua consacrazione (si aggiudicherà il referendum di «Musica Jazz», come miglior talento, solo due anni dopo, nel 1996).
È l’anno dei giovani talenti. Nel gruppo di Oliver Lake appare un giovanissimo e a quest’epoca sconosciuto Russel Gunn, che diventerà uno dei trombettisti più importanti sulla scena mondiale.
3° EDIZIONE 1993

Squadra che vince – sembra il motto del direttore artistico Fazzoletti – non si cambia e anche la terza edizione del festival apre e chiude nel segno di Lino Patruno, Carlo Loffredo e Franco Cerri. Patruno porta un ospite d’eccezione, Spiegle Willcox: “l’ultimo testimone – scrive Antonio Sorbo su «Blue Jazz» – della prima grande fase della storia del jazz, quella legata ai successi di grandi musicisti come Bix Beiderbecke, Joe Venuti, Eddie Lang, Louis Armstrong ed altri».
Willcox, novantenne (è nato nel 1903, dunque solo un anno più giovane di Eddie Lang), sbalordisce il pubblico di Monteroduni con un’esibizione scintillante, ed è il prologo di un’annata che consacra il festival a livelli mondiali.
Che non si tratti della solita iperbole lo dimostrano gli ospiti che si alternano sul palco: dopo Spiegle Willcox, Vanessa Rubin, cantante che in quel periodo si era imposta all’attenzione con il suo album Pastiche e che avrebbe poi proseguito la sua carriera ai più alti livelli, con partners del valore di Kenny Burrell, Herbie Hancock, Houston Person, George Coleman, Pharoah Sanders e molti altri.
Nella serata successiva (4 agosto), dopo l’ottimo quintetto di Piero Odorici e Roberto Rossi (altri due ritorni, con Luigi Bonafede al pianoforte, Rosario Bonaccorso al contrabbasso, Paolo Pellegatti alla batteria; ospiti, la cantante spagnola Paola Bas e Marcello Rosa), è la volta degli Art Ensemble of Chicago, con un altro dei concerti più sensazionali nella storia del festival.
Torna anche Maurizio Giammarco che esegue un pezzo struggente, Max Traces, in ricordo di Massimo Urbani. A seguire, Gary Smulyan, uno dei maggiori specialisti del sax baritono, ospite della band di dodici elementi guidata da Riccardo Fassi.
Nella serata del 6 agosto, la Big Band di Campobasso con ospite Romano Mussolini, poi il quintetto di Paolo Fresu con Tino Tracanna al sax, Roberto Capelli al pianoforte, Attilio Zanchi al contrabbasso e Ettore Fioravanti alla batteria.
Chiusura il 7 con Franco Cerri e il duo Gigi Cifarelli-Angiola Baggi.
Di eccellente qualità anche il concorso per giovani chitarristi, vinto da Alessio Menconi, con gli ottimi Luca Chiaraluce e Marco Parodi ai posti d’onore.
Menconi poi farà una bellissima carriera e tornerà a Monteroduni nel 1996 con il gruppo di Billy Cobham.
2° EDIZIONE 1992

Fedele alla linea ortodossa tracciata da Adriano Mazzoletti e forte, soprattutto, del successo ottenuto nella prima annata, la seconda edizione vede molte conferme. Aprono il festival ancora Carlo Loffredo e Lino Patruno (con Oscar Klein). A Franco Cerri, già presente nell’edizione 1991, si aggiunge Enrico Intra, per un quartetto che vede sempre Paolo Pellegatti alla batteria e il figlio di Franco Cerri, il compianto Stefano, al contrabbasso.
È un festival di altissimo livello (tanto più visto a posteriori) e quasi completamente italiano, tra veterani e giovani talenti. Spicca il sestetto presentato da Giovanni Tommaso, con Paolo Fresu e Flavio Boltro alla tromba, Pietro Tonolo al sax, Danilo Rea al pianoforte, Roberto Gatto alla batteria.
Altro sestetto maiuscolo è quello di Gianni Basso, con Marcello Rosa e Roberto Rossi al trombone, Piero Lodovici al sax, Mario Rusca al pianoforte, Franco Micheli al contrabbasso, Gianni Cazzola alla batteria.
Nunzio Rotondo è ospite del sassofonista americano Bob Mover, un talento che forse non ha trovato, nel tempo, il giusto riconoscimento.  
Altri nomi importanti sono quelli di Enrico Pieranunzi e Maurizio Giammarco, entrambi in un momento di felicissima vena.
Torna anche Lello Panico, sostenuto da ottimi esponenti locali (Donato Cimaglia alla batteria, Nicola Cordisco alla chitarra ritmica).
Si presenta un giovane contrabbassista isernino, Maurizio Loprevite (con Giovanni Amato alla tromba e Daniele Scannapieco al sax), che poi si perderà per strada.
Il festival sarà concluso dal clarinettista Tony Scott.
Ma la stella di questa edizione è senza dubbio Massimo Urbani, uno dei musicisti di maggior talento nella intera storia del jazz italiano. Urbani (accompagnato dal fratello Maurizio al sax tenore, Antonello Vannucchi al piano, Giorgio Rosciglione al contrabbasso e Gegè Munari alla batteria) non tradisce le attese. Anzi. Il suo concerto rappresenterà uno dei esaltanti di tutta la storia del festival, e ne resterà il ricordo in quello che è considerato uno dei migliori dischi di Massimo Urbani, Wild Genius¸interamente registrato a Monteroduni, compresa una movimentata jam session con Bob Mover, che poi proseguirà la sua esibizione per suo conto in piazza Sant’Angelo, fino alle prime luci dell’alba, nel giorno che sarebbe stato il 72° compleanno di Charlie Parker. Massimo Urbani verrà a mancare poco meno di un anno dopo, il 23 giugno del 1993.
Il concorso per giovani chitarristi jazz vede vincitore Agostino Di Giorgio, che è oggi un insegnante di prim’ordine, fra Italia e Stati Uniti. Al secondo posto si classifica Fabrizio Bianco, che poi sarà direttore del festival e oggi è impegnato professionalmente nel settore musicale.
1° EDIZIONE 1991

L’avvio è già di altissimo livello, grazie alla direzione artistica di Adriano Mazzoletti. Nella fase organizzativa un contributo notevole è portato dal musicista molisano Leo Quartieri, oggi un veterano, ma allora poco più che trentenne. Quartieri nella seconda serata (26 agosto) presenta anche un bel gruppo che vede lui stesso al contrabbasso, Michele Carrabba al sax tenore, Aldo Iosue al trombone e l’indimenticato Tonino Balsamo al sax alto. Ospite la bravissima cantante svedese Cecilia Loof, oggi apprezzata insegnante.
Ad aprire il festival (25 agosto) sono due monumenti del jazz italiano, Carlo Loffredo e Lino Patruno, che ha come ospite il trombettista austriaco Oscar Klein.
Nella terza serata (27 agosto), con il gruppo del batterista Armando Bertozzi si esibisce alla tromba un giovane napoletano che farà strada, Fabio Morgera, attualmente un protagonista della scena newyorkese.
La serata successiva vede di scena un prestigioso quartetto italiano: Franco Cerri alla chitarra, Bruno De Filippi chitarra e armonica, Paolo Pellegatti alla batteria, Marco Vaggi al contrabbasso.
Per la serata di chiusura (31 agosto) ospite è Bucky Pizzarelli, musicista che occupa un posto importante nella storia della chitarra jazz. Per un grande finale, Pizzarelli accoglierà sul palco Franco Cerri e una autentica leggenda come il compianto Carlo Pes, personaggio capace di dividersi con classe fra Bruno Martino, Mina, Patti Pravo, Franco Califano, Lionel Hampton, Stan Getz, Django Reinhardt, ma anche di comporre canzoni come Il mondo e Che sarà.
Le serate del 29 e 30 agosto sono dedicate al concorso “Eddie Lang” per chitarristi jazz. Fra i finalisti (accompagnati da un gruppo di tutto rispetto: Antonello Vannucchi al pianoforte, Giorgio Rosciglione al contrabbasso, Roberto Podio alla batteria), diversi ragazzi che faranno carriera: Rocco Zifarelli, Roberto Colombo¸ Carlo Pasceri, Max Carletti, Nicola Puglielli, Fabrizio Alessandrini, Raimondo Meli Lupi, Fabrizio Bianco, Michele Ariodante. A vincere sarà Rocco Zifarelli, che è attualmente uno dei chitarristi più importanti sulla scena nazionale, davanti a Roberto Colombo e Max Carletti.
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