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2009

Wednesday, 08 December 2010 19:26 administrator
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Poster 2009Con 26 concerti, più di 100 musicisti, 7 location distribuite fra piazze, pub, ristoranti e la sede tradizionale dei giardini del Castello Pignatelli, l’edizione 2009 – com’era nelle premesse – rilancia il festival fra le manifestazioni più importanti del settore jazzistico.

I grandi ospiti internazionali (Tom Harrell, Joey DeFrancesco, Matt Renzi, Joe Locke, Benny Golson, George Cables, Buster Williams) confermano e in certi casi superano le attese con spettacoli che si vanno a iscrivere tra gli eventi più brillanti nella ricchissima tradizione del festival.

È il caso, su tutti, di Tom Harrell e Joe Locke, due fra le più belle realtà del jazz contemporaneo. L’uno con il suo strepitoso quintetto americano, l’altro con il sostegno di un trio tutto italiano (Roberto Tarenzi, Joseph Lepore, Luca Santaniello), per quanto irrobustito da solide esperienze newyorchesi.

Del concerto di Tom Harrell, in forma superba, resterà nella memoria l’immagine diafana e a apparentemente fragile del grande personaggio raccolto in sé stesso, chiuso e come distante, ma d’un tratto capace di sprigionare gettate di fuoco o di tracciare con vene gelide il fluire perfetto della sua musica, tra vertiginosi cambi di registro e saggi di eccelsa precisione ritmica.

Joe Locke, dal suo canto, fa esplodere il suo talento in tutta la fisicità e la forza della presenza scenica. Il suono è di un virtuosismo sublime, ricco di swing e di un forte senso della melodia anche nelle trame musicali più audaci. Roberto Tarenzi, al piano, mostra tutti i risultati di una maturità pienamente raggiunta, e con una personalità di altissimo livello, inappuntabile nel seguire i ritmi vorticosi del vibrafonista. Grande la prova di Luca Santaniello, fatta anch’essa di ritmo e misura, a riprova, con il sostegno di Joseph Lepore al basso acustico, della perfetta affidabilità dei nostri giovani musicisti anche negli impegni internazionali più severi.

Straordinaria invece l’esibizione di Byron Landham, a conferma di quanto si era affermato alla vigilia, a proposito di un artista, forse, non ancora collocato dalla critica nella sua giusta dimensione, anche dopo le superbe prove di volta in volta fornite (dalla prima giovinezza) al fianco di Shirley Scott, Lee Ritenour, Houston Person, Tom Harrell, Betty Carter, Russell Malone, Brandford Marsalis, Grover Washington Jr., Clark Terry, Chick Corea, Benny Golson, James Moody, Jack McDuff, Etta Jones, George Benson, Pat Martino. E Terrell Stafford, Rodney Whitaker, Ralph Bowen, J.D. Allen, organisti come Pat Bianchi, Tony Monaco e ora, nella sua piena maturità, Joey De Francesco.

Atmosfere rarefatte, come annunciato alla vigilia, e vitree improvvisazioni nel concerto di Matt Renzi; fine e sofisticatissimo cesellatore. Formidabili qualità tecniche e composizioni di grande ricchezza nel concerto di Ben MacDonald, strumentista che ha suscitato grande impressione fra gli stessi musicisti. Irrobustito da individualità “storiche” (George Cables, Buster Williams) il concerto della big band del Conservatorio “Perosi” di Campobasso con Jerry Weldon, nel quale hanno fatto spicco il giovane sassofonista tenore Antonio Giordano e la cantante Chiara Izzi, ogni anno più brava.

Classe, esperienza, preparazione musicale hanno sopperito a qualche carenza di intesa nel concerto dei K.O.T. (Roberto Gorgazzini, Luciano Poli, Valerio Abeni) con Fabio Morgera, diventato ormai, dopo i lunghi trascorsi newyorchesi, stella di prima grandezza nel panorama internazionale.

Premiata da uno straordinario successo di pubblico la performance manouche dei Minor Swingers e protagonista di un’esibizione di primordine Pietro Condorelli. Nel suo quartetto, con Francesco Nastro al pianoforte e Marco De Tilla al contrabbasso, si ritagliava un ruolo di primo piano Gaetano Fasano, a coronare una rassegna di batteristi (Jonhatan Blake, Byron Landham, Russell Meissner, con i nostri Daniele Chiantese, Luca Santaniello, Elio Coppola e appunto Gaetano Fasano) particolarmente ricca di individualità.

A degna chiusura della manifestazione, il concerto di un Benny Golson sontuoso nei suoi 80 anni riccamente vissuti ai vertici della musica jazz. Una musica da lui stesso alimentata con una serie di indimenticabili standard, in parte eseguiti nel concerto di Monteroduni. Su tutti I Remember Clifford, che ad ogni sua esecuzione sembra tingersi di sonorità nuove, nuove sfumature, e sempre la stessa capacità di commuovere e di rapire.

Nell’altra serie di spettacoli (jazz aperitives del pomeriggio e after concert), insieme ai già ben noti e collaudati Paolo Recchia, Sandro Gibellini, Luca Ruggero Jacovella (con un ottimo Benedetto Amoroso alla tromba) e l’eccellente cantante Gianluca De Martini, si segnalavano il trombettista Mirko Rinaldi, il chitarrista Antonello Capuano, ospite ormai abituale del festival; l’alto sassofonista Giordano Carnevale, sulla strada di un progresso davvero molto rapido ma condotto sul piano di un impegno severo e di una ferrea disciplina; e soprattutto il giovanissimo (diciottenne) ma già molto maturo Luigi Di Nunzio, ben sostenuto da Andrea Rea all’organo ed Elio Coppola alla batteria. Un altosassofonista, Di Nunzio, di classe pura, certo non distante per qualità da altri giovani talenti oggi più in vista (Francesco Cafiso, Mattia Cigalini) e più che pronto per palcoscenici e ribalte di primo piano.

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Last Updated on Sunday, 26 June 2011 18:41

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