
Dando una sguardo ai cartelloni dei numerosissimi festival in Italia si rimane colpiti dalla varietà dei generi o sottogeneri presenti. Si va dal jazz tradizionale al bop, passando per l’hard bop di matrice newyorkese, sino alla world music più modaiola.
Ma se c’è un genere che la fa da padrone è il rock-jazz, smussatosi nella cosiddetta fusion che trova moltissimi estimatori proprio nel pubblico più giovane o nuovo al mondo del jazz.
Sono tutti quei gruppi che si rifanno, genericamente parlando, a Hot Rats di Frank Zappa e i due dischi In A Silent Way ed il doppio album Bitches Brew di Miles Davis, piuttosto che ai seminali Weather Report o al genio di Herbie Hancock.
Questa proposta musicale ha fatto storcere il naso ai puristi, e ha alimentato accese discussioni fra i frequentatori dei festival, divenuti nel mentre portatori radicali dell’una o dell’altra bandiera.
Ma sarebbe davvero possibile immaginare che nel 2012 la musica non subisca l’influenza dei dischi su citati? Sarebbe davvero possibile che tutta la produzione della musica pop-rock dagli anni ’50 in poi non influenzi musicisti, organizzatori, giornalisti e tutta la matassa da sbrogliare dei festival nostrani?
Bisognerebbe osservare che un musicista che noi considereremmo giovane, ovvero fra i 20 e i 30 anni, inevitabilmente è cresciuto ascoltando Charlie Parker ma non di meno i Led Zeppelin. Bisognerebbe osservare che all’ascolto consapevole di Duke Ellington, ha affiancato il bombardamento musicale subito dalle radio nei centri commerciali, in macchina, agli aperitivi nei wine bar.
E lo stesso discorso si può fare per alcuni elementi strettamente tecnici. Sarebbe assurdo negare l’influenza che Jimi Hendrix ha avuto sui chitarristi cresciuti ascoltando la sua musica e in specie sarebbe intellettualmente scorretto asserire che l’influenza che ha avuto l’uso del pedale wah wah o del feed-back da parte di Hendrix stesso siano inferiori, per citarne una, all’uso della sordina harmon da parte di Miles Davis.
Una delle cantanti più in voga di questi ultimi anni, oltre che eccellente bassista, Esperanza Spalding, cita come sua influenza maggiore tutti i dischi e i ritmi di produzione Motown, come il neo eletto miglior musicista jazz europeo Francesco Bearzatti, elogia a tambur battente i già citati Led Zeppelin e ha addirittura dedicato al rock un album strepitoso dall’emblematico titolo: Sax Pistols.
Un intelligentissimo Gabriele Mirabassi definì il jazz una musica ladra e quindi cosa sarebbe il jazz stesso oggi se non potesse rubare tra gli scintillii dei diamanti rock degli ultimi sessant’anni?
Ai lettori un’attenta riflessione, con l’invito a deporre le lame e a non trincerarsi coperti da false e inutili bandiere.
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