Italian - ItalyEnglish (United Kingdom)

Sonny Sharrock

Mercoledì 08 Dicembre 2010 19:26 Redazione
Stampa PDF

Sonny Sharrock

“Lo conosci Sonny Sharrock? Lui può squarciare come un tornado e poi creare melodie da tutta quella follia. È la persona che più di ogni altro musicista vorrei fosse ancora in vita oggi, perché credo che meglio di ogni altro si ponesse fra Jimi Hendrix e John Coltrane”. Sono parole di Carlos Santana da una delle sue più belle interviste, e mi sono venute in mente durante la stupefacente serata di Peter Brotzmann (5 agosto), insieme all’idea che la conoscenza un po’ più approfondita di un musicista come Sharrock possa indurre qualcuno dei giovani chitarristi che ha preso a ruotare intorno al festival a studiare un progetto che lo riguardi, non fosse altro che per sottrarsi alla catena dei soliti nomi attualmente in auge.
Brotzmann di Sharrock fu sodale, e amico, credo, per la lunga comune militanza nei Last Exit, gruppo di estrema avanguardia che comprendeva Bill Laswell, noto e controverso protagonista della scena musicale newyorchese, e il batterista Ronald Shannon Jackson, uno tra i primi frequentatori del free jazz di Cecil Taylor, Ornette Coleman e Albert Ayler. Sharrock e Brotzmann fecero insieme anche una breve tournée europea con Ginger Baker (noto agli amanti della musica rock come batterista dei Cream di Eric Clapton e Jack Bruce sul finire degli anni Sessanta e agli amanti del jazz per la furiosa stroncatura che ne fece Elvin Jones: “Baker ought to get fired into space and lose his ass”).
I Last Exit sono probabilmente uno dei gruppi più feroci che si siano mai visti in circolazione, da far sembrare timidi, al confronto, i più indiavolati gruppi punk, hard rock o heavy metal; ma sono anche un gruppo assai considerato per l’enorme talento dei singoli componenti, ai quali in certe occasioni si unì Herbie Hancock. Il gruppo si sciolse nel 1994, dopo la morte di Sonny Sharrock.

 

 

E la prima volta che sentii parlare di Sonny Sharrock fu proprio durante un concerto di Santana, a Milano, nel 1994. Una serata di grande caos, con migliaia di persone rimaste fuori dai cancelli, tra assalti furiosi e veloci ritirate. Santana dedicò qualche parola, molto toccante, a Sonny Sharrock, da poco scomparso, e attaccò un pezzo travolgente, basato su un potente riff di Sonny Sharrock (Dick Dogs). Il pezzo, intitolato proprio Sonny Sharrock, ha tuttora una parte importante nel repertorio live di Santana.

 

 

Sharrock (classe 1940, nativo di Ossining, NY) inizia la sua carriera in un gruppo locale come cantante di doo wop ma il suo primo disco (che presentava nientemeno che King Curtis al sax e Kenny Burrell alla chitarra) non viene mai messo in distribuzione a causa di disaccordi economici con l’etichetta discografica. A venti anni comincia lo studio della chitarra, a 21 anni si iscrive al Berklee College of Music da cui si ritira dopo sei mesi. Poi (a parte un breve soggiorno in California) si trasferisce a New York. Le prime esperienze importanti sono nel gruppo di Pharaoh Sanders, con il quale nel 1966 registra Tahuid. Un talent scout di proverbiale abilità come Herbie Mann lo prende nella sua band, altrettanto proverbialmente redditizia, dove già militano musicisti del calibro di Roy Ayers e Miroslav Vitous. Con il gruppo di Herbie Mann, Sharrock farà anche una spaesata apparizione alla tv italiana (Senza rete, 1970).

 

 

 

 

Nel 1968 Sharrock partecipa a una vera gemma musicale, per quanto assai nascosta, di quei tempi: It’s No Up To Us di Byard Lancaster, ingiustamente misconosciuto sassofonista e flautista di Philadelphia, che Sharrock aveva conosciuto al Berklee College. Alla batteria un già impressionante Eric Gravatt, che sarà poi nei Weather Report di I Sing the Body Electric, Live in Japan e Sweetnighter (ed è attualmente il batterista di McCoy Tyner). Per il disco di Lancaster, Sharrock compone John’s Children, una stupenda mini-suite dedicata a John Coltrane, una lenta e struggente sintesi di 6 minuti, con un intensissimo crescendo finale e un Lancaster così ispirato, al sax alto, da doversi seriamente domandare come è possibile che sia finito a suonare agli angoli delle strade di Filadelfia.

 

 

Byard Lancaster

 

 

Nello stesso anno Sharrock collabora a Stone Soul Picnic, uno dei più bei dischi del vibrafonista Roy Ayers che all’epoca, come si è detto, con Sharrock e Miroslav Vitous era nel gruppo di Herbie Mann. (Per inciso, della band di Roy Ayers ha recentemente fatto parte Lee Pearson, presente quest’anno a Monteroduni con Hamiet Bluiett e Curtis Lundy: ed è stato Roy Ayers a definire Lee Pearson – letteralmente [“I think probably he’s the greatest drummer in the world”] – “il più grande batterista del mondo”).
La compagine di Stone Soul Picnic (titolo di un hit di Laura Nyro) è eccelsa: Ron Carter si alterna con Vitous al contrabbasso; in un paio di pezzi compare Herbie Hancock; l’organico è completato da Gary Barz (alto sax), Charles Tolliver (tromba e filicorno); Grady Tate alla batteria. Sharrock, in realtà, non è accreditato nei titoli (e questo si ripete nella ristampa del 2002) ma la sua foto appare, inconfondibile, sulla copertina.
Sempre nel 1968 Sharrock prende parte al tour europeo di Don Cherry e i due partecipano al festival jazz di Berlino con un grandioso concerto. Nel gruppo, composto da musicisti europei, spicca il formidabile trombonista tedesco Albert Mangelsdorff. La registrazione del concerto, Eternal Rhythm, sarà pubblicata nel 1972.
Nel 1970 Sonny Sharrock riprende la collaborazione con Pharoah Sanders per
Izipho Sam. La formazione vede fra gli altri Lonnie Liston Smith al pianoforte, Cecil McBee al contrabbasso, Billy Hart alla batteria. Leon Thomas, il maggior cantante jazz della nostra epoca e collaboratore abituale di Pharoah Sanders, offre qui una delle sue migliori prestazioni (ascoltandolo, si capisce da dove Demetrio Stratos ha preso lo yodeling così caratteristico del suo stile). E intanto Sharrock procede nella serie di dischi realizzati con gli amici del gruppo di Herbie Mann. Del 1969 sono Live At Whisky A Go Go (e questa volta compare anche il leader, Herbie Mann, insieme con il sassofonista Steve Marcus) e Daddy Bug, con un’altra strepitosa formazione: Herbie Hancock al piano, Ron Carter e Buster Williams al contrabbasso, Mikey Roker e Bruno Carr alla batteria; Herbie Mann anche qui al flauto.
Lo stesso Herbie Mann produce il primo album di Sharrock da solista, Black Woman, cui collabora come vocalist la moglie Linda. Si anticipano, in un certo senso, con vocalizzi privi di parole, le partecipazioni di Yoko Ono ai dischi di John Lennon, ma qui le modulazioni della voce sono un’altra cosa (Linda è una delle cantanti del gruppo di Mann, dopo aver lavorato con Pharoah Sanders). Le sonorità evocano disperazione, dolore, tortura, un torrido erotismo. Sharrock, accompagnato dal tambureggiare continuo di Milford Graves (già batterista di Albert Ayler e uno dei pionieri del free jazz), si libera in fraseggi vertiginosi, fra melodie antiche (Bialero) e riletture anche un po’ beffarde dei ritmi latini cari a Herbie Mann (Peanut). Il blues rurale dei tanti Blind Willy delle campagne americane, con la loro ipnotica circolarità, viene portato alle estreme conseguenze.
Superbo è anche un altro disco cui Sonny Sharrock prende parte nel 1970: Supernova, di Wayne Shorter, con John MacLaughlin, Chick Corea, Miroslav Vitous, Jack DeJohnhette, e Airto Moreira. Con i suoi tocchi acidi e distorti, spesso brevissimi, Sharrock fa da contrappunto al suono nitido della chitarra di MacLaughlin. Nelle atmosfere oppiacee di Swee-Pea il duetto è con il chitarrista classico Walter Booker. È senz’altro uno dei migliori lavori di Wayne Shorter, e il disco contribuisce a proiettare Sharrock nella élite jazzistica dell’epoca. Ne dà la conferma, poco dopo, Miles Davis, che chiama Sharrock a collaborare al suo Tribute to Jack Johnson. Sharrock compare nel secondo brano dell’album, Yesternow, ma la sua presenza non verrà accreditata che molti anni dopo. Nello stesso anno, in Giappone, Sharrock registra Green Line, con Miroslav Vitous, il batterista francese Daniel Humair e il geniale altosassofonista Steve Marcus.
Il 1971 è l’anno di un’altra piccola perla che ha dell’incredibile: un album, Brute Force, inciso da pressoché perfetti sconosciuti, amici d’infanzia di Sonny Sharrock, per l’etichetta Embryo che era sotto l’egida di Herbie Mann. Il disco, che ha uno schema sostanzialmente semplice (il funky di gruppi come i War o Sly & The Family Stone), si arricchisce delle influenze free di Sonny Sharrock e degli echi, molto spiccati, di Pharoah Sanders, che l’anno prima (1969) aveva pubblicato Karma. L’esito è brillante e l’incredibile sta nel fatto che di quei musicisti si sono quasi del tutto perse le tracce, ad eccezione forse dei fratelli Daniel: Ted, tuttora attivo come trombettista (aveva già fatto una fugace apparizione in Black Woman), e il band leader, il tastierista Richard, che si rivela anche ottimo cantante. (1 - Continua)

Ultimo aggiornamento Sabato 24 Marzo 2012 16:48

Entra





Login
Register