Eddie Lang Jazz Festival

EDDIE LANG JAZZ FESTIVAL XXVII

Vai ai contenuti

Menu principale:

STORIA









EDDIE LANG JAZZ FESTIVAL

La leggenda si fa storia...




25° EDIZIONE 2015

Al compimento dei suoi 25 anni, l’Eddie Lang Jazz Festival conferma tutta l’importanza della sua struttura, e della sua funzione, con un programma poderoso. In prima linea, come sempre, star dal sicuro livello internazionale. Dopo l’indimenticabile serata dei Manhattan Transfer, un anno fa, è la volta degli Incognito (Termoli, 2 agosto), super funk e acid jazz, grandi voci, uno dei gruppi più importanti sulla scena mondiale, 28 album all’attivo e una serie infinita di concerti e di successi in tutto il mondo.

Ma di particolare significato, nel XXV anno, cioè al momento di entrare davvero nella storia, è un richiamo al jazz in qualche modo classico, rappresentato da figure di fortissimo prestigio.

È il caso di Kenny Barron (Isernia, 10 agosto), stella di primo piano nel panorama mondiale, l’erede più illustre della tradizione pianistica americana di Tommy Flanagan, Wynton Kelly, Hank Jones. Una carriera segnata dal debutto con Dizzie Gillespie e continuata con una serie infinita di dischi, da leader (con Ron Carter, Dave Holland, Al Foster, Roy Haynes) o via via al fianco di Freddie Hubbard, Ella Fitzgerald, Stan Getz.

A una generazione pianistica più recente, ma di sicuro memore della lezione di Kenny Barron, appartiene Emmet Cohen (Campobasso, 6 settembre), proiettato sulla scena jazzistica americana come vincitore del prestigioso concorso intitolato a Thelonius Monk (“Thelonious Monk International Piano Competition”), poi attivissimo nei selettivi circuiti musicali di New York, maturando significative esperienze al fianco di veterani del calibro di Billy Hart, Jimmy Heath e, più di recente, Christan McBride e Kurt Elling.

Altra figura di assoluto rilievo, nella storia del jazz, è quella di Bobbie Watson (Campomarino, 14 agosto), immortalata (con la struggente “Bustalk”) nella bella colonna sonora di “Bronx”: dagli inizi nei Jazz Messengers di Art Blakey (disco dell’anno nel 1981, con Wynton Marsalis) all’importante esperienza di Horizon, con Roy Hargrove. 26 dischi da leader, più di cento come sideman, richiestissimo anche da cantanti di successo come Lou Rawls e divi della tv come Bill Cosby.

Il tributo al jazz nella sua accezione più piena, ed esclusiva, si concreta nella serie di artisti italiani di primo piano, trombettisti in particolare, presenti nel programma: Fabrizio Bosso che il 27 luglio apre al rassegna al Blue Note di Campobasso (con il trio del bravo e già affermatissimo Walter Ricci); Flavio Boltro (Monteroduni, 31 luglio), forte di un’esperienza internazionale illustrata al meglio dalla storica collaborazione con Michel Petrucciani, si presenta al fianco dell’organ trio di Gianluca Figliola, protagonista di una memorabile edizione del concorso per giovani chitarristi (2010, Jim Hall presidente della giuria), a testimonianza dei tangibili progressi realizzati, nel frattempo, dal giovane chitarrista romano.

Una superba triade di trombettisti viene a completarsi con il giovane Francesco Lento, già ammirato a Larino, nella scorsa edizione, con il Jazz Combo di Nicola Conte, e prima ancora nell’omaggio a Gerswin del 2011, a Monteroduni, a conferma di un preciso disegno che ispira i programmi.

Disegno in cui rientra a pieno titolo Daniele Cordisco (Capracotta, 6 agosto), che di quel memorabile concorso fu il vincitore, e che ha guadagnato nel tempo una sua precisa, ottima collocazione nella scena jazzistica nazionale. All’Eddie Lang, Cordisco presenterà il suo riuscitissimo cd, “This Could Be The Start” (che dimostra anche la sua eccellente vena di compositore), con Francesco Lento e il robusto sax di Michael Rosen, in una serata che si annuncia particolarmente interessante.

E in questa strepitosa galleria di trombettisti trova la giusta cornice una giovane scommessa del festival, Paolo Petrecca, bellissimo esempio di una nuova generazione di musicisti locali che sta seriamente crescendo e che andrà seguita con molta attenzione.

Arriva a Monteroduni (30 luglio), attesissimo, Javier Girotto, figura tra le più significative – e note (lo rivedremo il 5 agosto a Termoli, con Sergio Cammariere) – nell’attuale panorama jazzistico. Girotto si esibirà con il fisarmonicista Vince Abbracciante, già protagonista di straordinari duetti con uno dei patriarchi mondiali dello strumento, Richard Galliano.

Eccellente fisarmonicista, tutto “nostro”, è Donato Santoianni (Monteroduni,31 luglio) ormai un veterano nei circuiti musicali più vari (notevolissima la sua partecipazione al “Kramer Project” con la Big Band di Renzo Ruggieri”).

Discorso a parte merita Luigi Di Nunzio (Larino, 12 agosto), particolarmente legato a questo festival, che lo vide esibirsi come giovane prodigio già nel 2008. Il suo disco recentissimo, “Inexistent” (con Darryl Hall e Gene Jackson, e una bella presentazione di Joe Lovano ), accolto con grande favore nell’ambiente musicale, egregiamente recensito sul «Corriere della Sera», lo ha ormai consacrato ai più alti livelli.

Né poteva interrompersi un discorso aperto da tanti anni con ciò che viene definito il genere “fusion”, nella chitarra in particolare, dopo le splendide annate di Greg Howe (con Dennis Chambers e Stu Hamm), Guthrie Govan, Marc Guillermont e prima ancora Frank Gambale.

Un discorso che riprende con William Stravato (Isernia, 28 luglio), uno degli autentici “maestri” della categoria (che presenterà il suo attesissimo “Uranus”); con Daniele Gottardo, musicista fra i più seguiti e ospite assiduo del festival, che ha accompagnato, si può dire passo passo, le sue brillanti evoluzioni; e con Ciro Manna (Monteroduni, 29 luglio), particolarmente richiesto dagli appassionati (per lo più naturalmente giovani) del genere.

Con Ciro Manna arriva uno degli autentici fuoriclasse del basso elettrico, Alain Caron, leader negli anni Ottanta di una formazione storica, Uzeb, tra le migliori band elettriche del periodo, poi al fianco di Mike Stern, Frank Gambale, Billy Cobham, Gino Vannelli (protagonista a Monteroduni di un’altra leggendaria serata). E anche qui, la visione si proietta al futuro con Gabriele Cianfrani, giovane espressione della tangibile realtà che con gli anni si è andata formando intorno al festival. Una fertile realtà di studi, di progetti, di passione che è doveroso seguire, assecondare, e quando è il caso, premiare.

Discorso analogo vale per un’altra giovane scommessa del festival, Paolo Mignogna (Monteroduni, 30 luglio), nella cui musica davvero si avverte qualcosa di speciale, ritmi, timbri e sonorità che pure bisognerà seguire con grande attenzione.

Spazio al mondo dei Dj, nella notte termolese degli Incognito, con Luca Trevisi.

E uno spazio tutto suo meritava Frida Neri (Monteroduni, 1° agosto), cantante di origine “nostre” (Michela Di Ciocco all’anagrafe), straordinaria per finezza e originalità, giunta alla piena maturazione dopo anni di studi e di gavetta.

Di particolare interesse (Campobasso, 5 settembre) è il progetto che vede la “Don Luigi Masterband”, formazione musicale di Larino diretta da Roberto Di Carlo, collaborare con Marco Zurzolo, uno dei musicisti più creativi, ed esperti, della scena nazionale. Progetto tutto proiettato sul mondo delle bande, di cui Salvatore Massaro, in arte Eddie Lang, è una delle espressioni più limpide e significative.

È un altro modo di celebrare, con modestia, ma anche con grande orgoglio, i primi sontuosi 25 anni, e di tracciare le linee guida di un futuro proteso sul territorio, e sulla sua meritatissima, tanto attesa valorizzazione.
24° EDIZIONE 2014

Nuova formula, nuove location, un mese di concerti e grandi vedettes internazionali, l’Eddie Lang Jazz Festival di Monteroduni arriva con un programma stellare alla sua XXIV edizione, in calendario dal primo al 29 agosto.

Da Venafro a Santa Croce di Magliano, dal castello di Cerro al Volturno a Larino, poi Boiano, Campomarino e gran finale a Termoli, in perfetta continuità con la sede storica del festival, i favolosi giardini del Castello Pignatelli di Monteroduni.

Un programma che per la maggior parte non ha bisogno di presentazioni, tra Manhattan Transfer, il complesso vocale più famoso al mondo, in auge dagli anni Settanta; Eumir Deodato, l’uomo delle musiche di 2001 Odissea nello spazio, l’arrangiatore di Frank Sinatra e Kool & The Gang, vincitore di Grammy Award, 30 milioni di dischi venduti, 16 dischi di platino; James Taylor Quartet, probabilmente i migliori interpreti di quell’acid jazz, molto funky, di cui molti a Eumir Deodato riconoscono la paternità, dotati di un estro e di una creatività che nelle esibizioni live diventano una forza esplosiva, trascinante come pochi altri concerti al mondo sono in grado di garantire. Angelo Debarre, vero patriarca della musica gipsy, protagonista della sua rinascita e della sua diffusione fin dagli anni Ottanta, è l’uomo che forse meglio ha custodito, e arricchito, l’eredità di Django Rheinardt, non disdegnando di citare Charlie Parker tra i suoi principali ispiratori. E grande onore è stato reso a Debarre dal cinema francese, quando nel bellissimo Gainsbourg – Vie Heroique di Joann Sfar è stato chiamato a impersonare sé stesso, per insegnare il gipsy a un colosso della musica francese come Serge Gainsbourg. Debarre presenta a Monteroduni uno straordinario quartetto con il figlio Rangy, giovanissimo fulmine alla chitarra, e Miraldo Vidal.

Enzo Decaro, protagonista di decine di sceneggiati televisivi, compagno di Massimo Troisi nel gruppo La Smorfia, porta a Monteroduni il suo personale omaggio a Chet Baker, e a tutto il mondo del jazz, con le sue pene, le sue dolcezze, i suoi vagabondaggi, accompagnato dal fantastico quartetto di Antonio Onorato. Nicola Conte, icona del Nu-Jazz, compositore, produttore, disc-jockey di straordinaria sensibilità musicale, autentico protagonista della scena internazionale, con il suo Jazz Combo torna a scoprire le radici più nere di questa musica, e i legami tra il soul, il funk e quel jazz fortemente spirituale, intensamente sentito, cui Nicola Conte si dedica con sincera passione.

Con Martin Taylor si rinnova ai massimi livelli la gloriosa tradizione prettamente chitarristica del festival, nel nome di Eddie Lang. Il quale ha trovato in Martin Taylor (orgogliosissimo di aver suonato in un recente viaggio negli Stati Uniti la chitarra appartenuta a Eddie Lang) uno dei suoi più fervidi estimatori, e soprattutto continuatori. Ne fa fede “The Colonel and The Governor”, lo stupendo album – finemente ispirato da Eddie Lang – realizzato da Martin Taylor con Tommy Emanuel, che di Taylor (insegnante di incomparabile valore) è uno dei migliori allievi.

Serata di grandi voci, a Monteroduni, il 7 agosto. Si apre con Dean Bowman, già cantante degli Screaming Headless Torsos di David Fiuczynski, “la voce di un Dio” secondo Madonna, che di Dean Bowman deve aver percepito a suo modo l’intensa spiritualità, le canzoni che sembrano preghiere, nella accezione più autentica del gospel. Ma Bowman ha altre solidissime radici affondate nella musica di Miles Davis, di Jimi Hendrix, cui è chiaramente dedicato il progetto con la Voodoo Miles Band, e nel soul raffinatissimo alla Percy Mayfield.

Torsten Goods unisce alla limpida vocalità (che divaga tra blues e pop, romantiche ballads alla Van Morrison e impeccabili standard di jazz) un talento da chitarrista di prim’ordine, sfoggiato nei duetti con Kurt Rosenwinkel, Larry Coryell, Bireli Lagrene, Andreas Oberg, Joscho Stefan, e una bella vena di compositore. Con lui, Hal Tsuchida, eccellente organista, erede della più limpida tradizione di Jimmy Smith e Jack McDuff, perfettamente al suo posto in un festival che ha visto alternarsi in un gotha sfavillante, Barbara Dennerlein, Tony Monaco, Joey DeFrancesco (per il quale Torsten ha composto un bellissimo “Blues for Joey”) e, quest’anno, James Taylor. Completa il trio, alla batteria, Adam Pache, l’australiano giramondo (già ammirato l’anno scorso a Larino con Barbara Dennerlein) che in Italia ha trovato la sua nuova casa, e una levatura musicale di prim’ordine.

Nella serata gipsy, grande attesa per Popy Basily (con l’ottimo Salvatore Russo, numero uno della chitarra gipsy in Italia), che immette nel genere una ventata di aria nuova. Graditissimo ritorno è quello di Marco Zurzolo, reduce dallo strepitoso duetto con Richard Galliano sul cratere del Vesuvio, e impegnato a Monteroduni in un progetto didattico di estremo interesse. Torna anche Daniele Gregolin, chitarrista di straordinaria versatilità, autentica rivelazione del festival degli ultimi anni.

In un programma così riccamente congegnato sembrano incastrarsi alla perfezione il soul venato di jazz della possente Hannah Williams con i suoi Tastemakers, il lounge elegante dei Montefiori Cocktail, il funk indiavolato dei Link Quartet di Paolo “Apollo” Negri, verve da folletto, straordinaria perizia musicale e la padronanza scenica di chi ormai gravita da anni in un’orbita internazionale, fra Stati Uniti, Parigi e Londra, dove Paolo “Apollo” Negri è popolarissimo, tanto da far dire a un dj autorevole come Craig Charles della BBC nientemeno che in un’eventuale scelta fra Paolo e James Taylor – come organista – avrebbe qualche esitazione.

Interessante il tributo a Tony Williams proposto dal quartetto di Massimo Manzi e del giovane chitarrista Luca Guidarini, venuto fuori dai corsi di formazione musicale che ormai da anni si affiancano al festival. Un riconosciuto maestro della chitarra fusion come William Stravato, capace di dialogare pari a pari con mostri sacri come Brett Garsed o Guthrie Govan, sarà ospite del dotatissimo chitarrista locale Gabriele Cianfrani, già protagonista dell’apertura di un recente concerto romano di Mike Stern. Curiosità e attesa anche per l’omaggio a Stevie Wonder dei Shoohoo Be Doo Da Day Quartet.

Fitta la presenza di artisti molisani, presentati con orgoglio, in linea con un altro obiettivo essenziale di questo festival, ossia la reale valorizzazione dei talenti locali in ambito jazzistico e affine. Non come gratuita promozione di tipo localistica, tutt’altro: nel Molise (anche grazie alla capacità di attrazione del festival di Monteroduni) è cresciuta una generazione di musicisti che gode di una propria dignità artistica e merita senza il minimo dubbio una simile vetrina.

Ecco allora i JaMoods, che già si erano ritagliati uno spazio significativo nel contest (genere tanto di moda) di Umbria Jazz. Ilaria Bucci, che ha affinato le sue pregevoli qualità canore (e sceniche) tra anni di preziosissima gavetta e approfonditi studi jazz. Gabriele Cianfrani, chitarrista di bellissime speranze e grandi attitudini, coltivate con impegno e disciplina. Matteo Patavino, pianista colto e di grande intelligenza musicale, dopo anni di studio, di ricerca, di grande abnegazione, meritava uno spazio tutto suo e una specie di summa, o di sintesi, del suo immenso sapere musicale.

Ricco il contorno dei Dj set, genere di spettacolo che ha guadagnato pieno diritto di cittadinanza in festival importanti come Umbria Jazz e Marciac. Tutti dj molisani, ricchi di verve, colti e attenti, selettivi e sempre molto aggiornati, a tutto onore di una categoria che nella regione appare molto ben rappresentata.

Altrettanto imponente si presenta il programma che prevede, in ogni serata, una reale vetrina dei prodotti molisani della migliore qualità: olii, vini, tartufi, carni, pesce, con cene preparate da chef molisani di primissimo rango. Una produzione che, ai suoi più alti livelli, non teme concorrenza, e che con vetrine importanti come questa può fare un altro passo avanti verso una completa, e meritatissima, valorizzazione.
23° EDIZIONE 2013

Straordinaria, ancora una volta, la sequenza di chitarristi che in omaggio alla leggendaria figura di Eddie Lang, il monterodunese che ha inventato la moderna chitarra jazz, si esibiranno sul palcoscenico dei giardini del Castello Pignatelli.

A riconosciuti fuoriclasse come Stanley Jordan (4 agosto), Bireli Lagrene (3 agosto), Dorado Schmitt (31 luglio), si alternano chitarristi già ben affermati a livello internazionale come Andreas Öberg (1° agosto) e astri nascenti come il geniale e funambolico Marc Guillermont (2 agosto), accompagnato dalla possente sezione ritmica di Sebastiaan Cornelissen e Frans Vollink.

Daniele Gottardo, partendo proprio dalla prestigiosa platea dell’Eddie Lang, è andato rapidamente guadagnando consensi sulla scena internazionale e si esibirà a Monteroduni, nella serata del 2 agosto, con il suo trio e un’orchestra da camera di sette elementi, per presentare in anteprima il nuovo, attesisissimo cd.

Occhi puntati su Amati Schmitt, diciassette anni, ragazzo prodigio, figlio di Dorado Schmitt, il patriarca della scuola gipsy che accompagnato da Salvatore Russo aprirà la serie di concerti in programma a Monteroduni, con il gipsy elettrico dei Diango’s Roots di Daniele Gregolin (chitarrista di Eumir Deodato) e del formidabile vibrafonista Gabriele Boggio Ferraris in anteprima.

Un autentico parterre de rois che va ad infoltire la ricchissima galleria di mostri sacri della chitarra (Jim Hall, John Scofield, Bucky Pizzarelli, Mick Goodrick, Tommy Emanuel, Frank Gambale, Greg Howe, Guthrie Govan, John Abercrombie, Stochelo Rosenberg, Joscho Stephan, Frank Vignola, Hiram Bullock) già ospitati nelle passate edizioni.

Menzione tutta particolare merita un chitarrista “storico” come Antonio Onorato (1° agosto), che ha fatto del “jazz napoletano” un linguaggio universale, favolosa sintesi di etnie, suoni, civiltà. Linguaggio consacrato in un memorabile concerto al Blue Note di New York che vedeva tra i protagonisti, al sax, Marco Zurzolo. E la presenza di Zurzolo a Monteroduni (3 agosto), con il suo quartetto, è un altro doveroso tributo alla straordinaria scuola jazzistica napoletana. Subito dopo, nella serata del 3 agosto, l’eclettica musicalità e il virtuosismo di Bireli Lagrene, in duo con il bravissimo Giuseppe Continenza.

Non meno doveroso è il tributo che il festival rende a Lino Rufo (4 agosto). Una serata d’onore che da anni l’ambiente artistico e culturale molisano doveva a un personaggio di grandissimo spessore musicale, autentico protagonista negli anni dorati della migliore avanguardia, tra Folkstudio e J.S. Bar, che ha conservato intatte negli anni vitalità, passione e sapienza musicale, come ben dimostra il suo progetto musicale più recente, NoGospel, che sarà ufficialmente presentato a Monteroduni con la strepitosa band che Lino Rufo ha saputo radunare. A seguire, in uno degli appuntamenti più attesi di questa edizione, l’eleganza e le raffinate atmosfere di Stanley Jordan, chitarrista capace di soddisfare in egual misura i palati fini degli specialisti più consumati, dall’alto di una superba padronanza tecnica, e le attese di un pubblico più vasto, con il suo prezioso album di citazioni e di ricordi.

Il festival si apre a il 29 luglio a Venafro, nella villa comunale splendidamente restaurata. E si apre con una vera regina della musica soul, Martha High, capelli biondo platino e ugola d’acciaio, trent’anni al fianco di James Brown e degli storici musicisti (Maceo Parker, Pee Wee Ellis, Fred Wesley) della sua band. Ad accompagnarla, direttamente dalla Francia, The Froomees, poderoso gruppo di otto elementi, sezione fiati, back vocalist, due batterie, nella migliore tradizione rhythm & blues.

Il 30 luglio, sempre a Venafro, di scena Linda Valori: il pubblico che la conosce per gli spettacoli televisivi con Massimo Ranieri o per le apparizioni al festival di Sanremo, dove si impose come una delle voci più notevoli del panorama nazionale (“Un’aliena al festival”, titolarono i giornali), troverà a Venafro l’atmosfera giusta per far sprigionare la natura più autentica di Linda Valori, che è la natura di una grande cantante soul, dalla voce potente e venata di nero, di vastissima estensione, educata alla lezione del blues, del rhythm & blues e del jazz. Con la sorpresa di vederla accompagnata da uno dei gruppi più brillanti della scena contemporanea: i Signor Wolf Funk Exp del geniale Marco Severini, in una serata che promette scintille.
22° EDIZIONE 2012

--
21° EDIZIONE 2011

Un successo che era nell’aria, non si può negare, quello della XXI edizione. Annunciato dall’imponente elenco degli artisti, dal passaparola che si era diffuso sul web per i concerti più attesi, dal numero delle prenotazioni arrivate da ogni parte d’Italia. E successo confermato dalla qualità dei concerti, primo fra tutti quello del super trio Howe-Hamm-Chambers, serata record, probabilmente, per afflusso di pubblico, nella intera storia del festival.
I duetti fra Barbara Dennerlein e Tony Monaco, fra Joscho Stephan e Frank Vignola (e le relative formazioni), con i toccanti omaggi tributati a Eddie Lang, vanno direttamente a collocarsi nella ricchissima galleria delle serate più memorabili, insieme alla classe, l’eleganza e l’immenso peso storico di Lonnie Liston Smith; la superba lezione di jazz coerente, ortodosso, caldissimo, prodotta da Scott Hamilton; la spericolata varietà e l’energica stravaganza di Mauro Ottolini e Francesco Bearzatti, sassofonista geniale, inquadrato all’apice di una carriera importantissima e premiato, di lì a poco, come “miglior musicista europeo” dall’Academie du Jazz Français.
È anche l’anno della consacrazione di Lee Pearson nell’olimpo del drumming mondiale, passando da Monteroduni e dall’inevitabile, implicito confronto con il concittadino Dennis Chambers, cui Lee Pearson dedica un devoto omaggio (Enter the Chambers) in un concerto memorabile, sostenuto da veterani illustri come Alessio Menconi e Massimo Moriconi.
È l’anno della conferma di giovani musicisti che nell’orbita del festival hanno avviato e consolidato la propria carriera. Come Daniele Cordisco (al fianco di un Dario Deidda semplicemente magistrale al basso elettrico e da un brillantissimo Andrea Rea alle tastiere). Come Gianluca Figliola, protagonista del concerto di apertura, a Isernia. E come Luigi Di Nunzio, nell’inedito trio con Tony Monaco, sempre impareggiabile per potenza e generosità, ed Elio Coppola, batterista che a ogni esibizione si mostra più maturo e completo.
È l’anno di autentiche scoperte (per il festival) come Domenico Sanna (sia con il suo trio, sia nel quintetto di Scott Hamilton), Walter Ricci, cantante dalle doti straordinarie, e il giovanissimo Enrico Zanisi.
Matt Renzi, accompagnato nella circostanza dal vecchio sodale Jimmy Weinstein, alla batteria, e da Greg Burke al pianoforte, ha fatto di Monteroduni un’altra tappa del suo percorso di intelligente e coraggiosa sperimentazione.
Nell’ultima serata, l’esibizione del gruppo capeggiato da Alex Hoffman veniva coronata da una sontuosa esizione “piano solo” di Ehud Asherie, magicamente calato nelle atmosfere di George Gerswin, a sigillare una delle edizioni di maggior successo, premiata da un afflusso di pubblico che è il miglior viatico per i programmi futuri.
Eccellenti conferme anche dalla riuscita dei seminari di formazione musicale, con frequentazioni numerose e di alto livello, e dal concorso “Eddie Lang” per giovani chitarristi che ha visto primeggiare *** ****.
Associazione Eddie Lang Blue Music
Via Principe Pignatelli, 1
86075 MONTERODUNI - IS
© 2010 - 2017 Associazione Eddie Lang Blue Music
Torna ai contenuti | Torna al menu